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La Filosofia Vedanta: Tra Karma-Kanda e Jnana-Kanda

Quando si parla di VEDAS ci si riferisce alla filosofia VEDANTA come viene infatti generalmente chiamata oggi, e comprende tutti i vari culti esistenti in India.

La parola VEDANTA letteralmente significa la “fine dei VEDAS” e i VEDAS sono le scritture HINDU’.

I VEDAS sono divisi principalmente in due porzioni: i KARMA-KANDA e i JNANA-KANDA corrispettivamente la porzione del lavoro e quella della conoscenza.

Nei KARMA-KANDA troviamo i famosi inni e i rituali di BRAHMANAS.

Questi libri che trattano la sezione spirituale, a parte le cerimonie sono chiamate UPANISHADS. Le UPANISHADS appartengono a JNANA-KANDA ovvero la parte della conoscenza.

Non tutte le UPANISHADS sono state composte come una porzione dei Veda, alcune si alternano con i rituali.

Infatti a volte il termine UPANISHADS e’ applicato anche a libri che non sono inclusi nei VEDAS, ad esempio la GITA, ma di regola, viene applicato a trattati filosofici sparsi nei VEDAS.

Questi trattati sono stati raccolti e chiamati VEDANTA. Mentre SAMHITA, che e’ piu’ antica, raccoglie principalmente gli inni.

Quando si vuole citare un passaggio dei VEDANTA si usa solitamente il termine tecnico SHRUTIS che significa “cio’ che e’ udito” ed e’ principalmente applicato dai commentatori delle UPANISHADS.

Ora, tutti i libri conosciuti con il nome di VEDANTA, non furono interamente scritti dopo la parte ritualistica dei VEDAS. Per esempio, uno di loro e’ ISHA UPANISHAD che forma il capitolo 14 di YAJUR-VEDA, il quale e’ una delle parti piu’ antiche dei VEDAS.

Le UPANISHAD si dice che siano 108, le loro date non si sanno con esattezza ma certamente sono antecedenti al movimento BUDDHISTA, anche se delle UPANISHADS minori sono datate successivamente.

Ci sono molte UPANISHAD che compongono la parte dei BRAHMANAS o ritualistica e altre che sono, o per lo meno sembrano, indipendenti. Siccome molte parti sono state perse si pensa comunque che facciano sempre parte dei VEDAS.

Le UPANISHAD sono anche chiamate i libri della foresta o ARANYAKAS.

I VEDANTA formano praticamente le scritture HINDU e sono le fondamenta di tutte le filosofie ortodosse.

Anche i BUDDHISTI e JAIANISTI le menzionano nei casi in cui le scritture si adattano ai loro scopi.

Tutte le scuole di filosofia in India, sebbene affermano di essere basate sulle scritture VEDICHE, diedero ai loro nuovi sistemi, nomi diversi.

L’ultima, il VYASA, ha fatto un tentativo di armonizzare le filosofie precedenti, come il SANKHYA e il NYAYA, attraverso la dottrina del VEDANTA.

Quindi i SUTRA e gli aforismi di VYASA sono nell’India moderna, considerati le basi della filosofia VEDANTA e sono stati spiegati in vari modi da diversi commentatori.

In genere ci sono 3 tipi di commentatori in India e dalla loro interpretazione nascono 3 diversi sistemi, filosofie o culti.

Questi commentatori sono i BHASHYA, TIKA, TIPPANI, CHURNI, ecc e la loro dottrina trova la spiegazione finale negli aforismi filosofici di VYASA.

Questo trattato chiamato UTTARA MIMAMSA e’ l’autorita’ standard del Vedantismo, anzi e’ l’espressione piu’ autoritaria delle scritture HINDU.

Anche in tempi molto remoti la filosofia VEDANTA era formata da 3 correnti, la prima e’ il culto del dualismo (DVAITA VEDANTA), la seconda la “qualificata non dualistica” (VISHISHTADVAITA VEDANTA) e la terza la non dualistica (ADVAITA VEDANTA).

I commenti antichi originali sono andati persi, ma sono stati ricreati da commentatori dei tempi piu’ moderni, ovvero post-buddhisti, come SHANKARA, RAMANUJA E MADHVA.

SHANKARA ricommento’ la forma NON DUALISTICA del ADVAITA, RAMANUJA la forma “QUALIFICATA NON DUALISTICA” VISHISHTADVAITA del antico commentatore BODHAYANA e infine MADHVA la dottrina DUALISTICA del DVAITA.

In India i culti differiscono principalmente per la parte filosofica, le differenze nei rituali sono poche e le basi le stesse.

Di queste 3, DVAITA e VISHISHTADVAITA includono il maggior numero di persone indiane mentre i ADVAITA sono comparativamente minori in numero.

Tutti questi 3 sistemi VEDANTA hanno in comune una psicologia che e’ quella del sistema SANKHYA.

Quest’ ultima e’ molto simile a quella del sistema NYAYA e VAISHESHIKA e le differenze sono minime.

Tutti sono d’accordo su 3 punti. Credono in “Dio” o MAHAT (mente cosmica), nei VEDA e nei Cicli.

Abbiamo gia’ spiegato in parte i VEDA, vediamo ora in cosa consistono i Cicli.

Tutta la materia dell’universo proviene dalla materia primordiale chiamata AKASHA, e tutte le forze, qualsiasi esse siano come gravita’, attrazione e repulsione, provengono dal PRANA.

Il PRANA che agisce sull’ AKASHA e’ creazione o proiezione dell’universo.  (( La parola “creazione” in italiano, e’ tradotta esattamente con “proiezione” in SANSKRITO, perche’ non c’e’ culto in India che creda nella creazione come e’ intesa nel mondo occidentale, ovvero qualcosa che esce dal nulla. Quello che intendiamo con la proiezione e’ una creazione che esce da qualcosa che gia’ esiste.))

All’inizio di ogni ciclo AKASHA e’ inerte e non manifestato.

Il PRANA poi, comincia ad agire e piano piano e sempre di piu’ crea forme dall’ AKASHA come gli elementi, i soli, le stelle, le piante, gli animali, ecc.

Dopo un tempo incalcolabile questa evoluzione cessa e comincia la fase dell’involuzione.

A questo punto ogni cosa torna indietro, nelle forme piu’ sottili, fino all’originale forma di AKASHA e PRANA, il concludersi di questa fase segna la fine di un Ciclo.

Ora, c’e’ qualcosa all’infuori di AKASHA e del PRANA, una terza forza chiamata MAHAT, ovvero la mente cosmica. Questa mente cosmica non crea ne’ l’ AKASHA ne’ il PRANA, ma si trasforma in loro.

Prendiamo ora il concetto di Mente, Anima e Dio secondo la filosofia vedanta

Secondo il sistema accettato della psicologia SANKHYA, nel caso della percezione, ci sono ad esempio gli “strumenti” della visione, ovvero gli occhi. Oltre al necessario “strumento” (esterno) dell’occhio, gli organi della visione o INDRIYA sono il nervo ottico e i suoi centri, i quali collegati agli strumenti esterni, sono essenziali per permettere all’ occhio di vedere.

Per rendere possibile la percezione e’ fondamentale anche la mente o MANAS, che deve connette se stessa sia agli strumenti esterni, che agli organi interni. Oltre a questo, le sensazioni devono essere trasportate all’intelletto o BUDDHI, ovvero il “reattivo stato mentale” o cio’ che “determina”.

Quando la reazione viene da BUDDHI, con essa arriva anche il mondo esterno e l’ego, e qui subentra allora la volontà, ma anche adesso non tutto e’ completo.

Tutto cio’ deve essere unito da qualcosa che resti stazionario per formare un insieme, in modo da direzionare tutte le idee su qualcosa di fermo e questo e’ cio’ che e’ chiamato PURUSHA, anima o ATMAN.

—-  Secondo SANKHYA, lo stato reattivo della mente chiamata BUDDHI e’ il risultato o il cambiamento, o una certa manifestazione del MAHAT, ovvero della mente cosmica.  —-

MAHAT cambia in “vibrazione-pensiero” e questo diventa in una parte, gli organi e nell’altra, si divide nelle parti sottili di particelle di materia. Attraverso queste combinazioni l’intero universo viene prodotto.

Addirittura dietro MAHAT, il SANKHYA percepisce un certo stato che e’ chiamato AVYAKTA o “non manifestato”, dove anche la manifestazione della mente non e’ presente, ma solo le cause originarie esistono.

E’ anche chiamato PRAKRITI, e dietro PRAKRITI, ed eternamente separata da esso, c’e’ PURUSHA, ovvero l’Anima, intesa almeno secondo il concetto SANKHYA, senza attributi e onnipresente.

Prendete l’esempio di un cristallo che e’ senza colore, trasparente, ma che si colora in base alla luce che gli viene riflessa, ma che in realta’, non ha nessun colore proprio. Secondo SANKHYA l’anima e’ interamente separata dalla natura anche se ci collabora.

I Vedantisti pero’,  rifiutano l’idea della natura e dell’anima del SANKHYA. Sostengono che la natura e l’anima sono una cosa sola.

(( Il VEDANTA e il SANKHYA di poco differiscono l’uno dall’altro. Il “Dio” VEDANTA si sviluppa fuori dal concetto di anima di SANKHYA. Tutti i sistemi concordano sulla psicologia SANKHYA. Entrambi VEDANTA e SANKHYA credono in un anima infinita, solamente che SANKHYA, sostiene che ci siano tante anime separate e uniche. Secondo SANKHYA questo universo non richiede una spiegazione dal mondo esterno. Il VEDANTA ADVAITA del non-dualismo invece, sostiene che c’e’ una sola anima, la quale si divide e appare come tante.))

Anche i Vendantisti dualistici (DVAITA) ammettono che “Dio” non e’ solo l’origine dell’universo, ma anche la causa materiale. Lo spiegano con tante parole ma in realta’ non lo intendono veramente e cercano di uscire dalle loro conclusioni con questa affermazione :

“Dicono che ci sono 3 esistenze nell’universo, Dio, l’Anima e la Natura. L’Anima e la Natura sono il corpo di Dio e in questo senso possiamo dire che Dio e il resto dell’intero universo sono uno.”

Ma questa natura e tutte le varie anime rimangono diverse l’una dall’altra per tutta l’eternita’. Solamente all’inizio del ciclo diventano manifestate e quando il ciclo finisce esse diventano sottili e fini e rimangono in quello stato.

L’ ADVAITA VEDANTA del non dualismo invece rifiuta questa teoria dell’anima e avendo quasi l’intera gamma delle UPANISHAD a favore hanno fondato la loro filosofia interamente su questo.

L’idea dei ADVAITISTI e’ di generalizzare l’intero universo in uno, e sostengono che nonostante sia uno, si manifestata in tantissime varie forme.

Essi ammettono che quello che SANKHYA chiama natura esiste, ma dicono che la natura e’ Dio. E’ questo essere, il SAT, il quale si e’ trasformato in tutto cio’ che esiste, nell’universo intero, nell’uomo, nell’anima ecc. Sostengono che la Mente umana e MAHAT non sono che la manifestazione unica di SAT.

In questa visione panteistica pero’ come mai SAT, il quale e’ immutabile, puo’ essere trasformato in cio’ che e’ mutevole e deperibile?

Gli ADVAITA hanno una teoria che essi chiamano VIVARTA VADA o manifestazione apparente.

  • Secondo il dualismo DVAITA e il SANKHYA, l’intero universo e’ l’evoluzione della natura primordiale.
  • Secondo alcuni DVAITA e ADVAITA l’intero universo e’ l’evoluzione di Dio.
  • E secondo altri ADVAITA, ovvero i seguaci di SHANKARACHARYA l’intero universo e’ invece l’evoluzione apparente di Dio. (L’apparenza di Dio)

Dio e’ la causa materiale dell’universo, ma non realmente, solo apparentemente.

Cosi tutto l’universo che esiste e’ lui, e’ immutabile e tutti i cambiamenti che vediamo in esso sono solamente apparenti.

Questi cambiamenti sono causati da DESHA, KALA e NIMITTA, ovvero lo Spazio, il Tempo e la Causa o da NAMA E RUPA (nome e forma).

In ADVAITA non c’e’ spazio per l’anima individuale. Sostiene che e’ una percezione creata dal MAYA.(illusione)

ADVAITA dice che siamo tutti uno, e la causa del male e’ la percezione dualistica.

Non appena ci si sente di essere separati dall’universo, arriva la paura e poi la miseria e questa differenziazione dalla materia nasconde la vera natura dell’uomo.

Dietro ogni cosa c’e’ la stessa divinita’,  e da qui arriva la base della moralità.

Non ferire nessuno. Ama tutti come te stesso, perche’ l’intero universo e’ uno. Nel ferire l’altro feriamo noi stessi come nell’amare un altro amiamo noi stessi.

Da questo anche nasce il principio della moratita’ ADVAITA che puo’ essere riassunta con la negazione di sé stessi.

ADVAITA dice che questa piccola personificazione di noi stessi e’ la causa di tutta la nostra miseria.

Il sé individualizzato, il quale si ritiene differente verso tutte le altre creature, porta odio, gelosia, miseria, lotta e tutti i mali.

Una volta sbarazzati di questa idea, finiremo di lottare e la miseria svanira’. Quindi questa idea di superiorita’ e unicita’ dovrebbe essere abbandonata.

Tratto dalla lettura dei libri di Swami Vivekananda.