Prana e Pranayama

AKASHA, PRANA E PRANAYAMA.

Dobbiamo comprendere che il PRANA non e’ esattemente il respiro, ma cio’ che causa il movimento del respiro.

La respirazione e’ pero’ uno dei tanti esercizi attraverso il quale possiamo controllare il Prana.

Stando alle conoscenze antiche dei filosofi indiani tutto l’universo e’ formato da due fenomeni e il primo viene chiamato AKASHA.

E’ l’onnipresenza, l’esistenza che penetra ogni cosa, qualsiasi cosa che ha forma, ogni cosa che e’ il risultato di una combinazione, si e’ evoluto da AKASHA.

E’ l’AKASHA che diventa aria, liquido, solido.

L’AKASHA e’ il sole, le stelle, il corpo umano e quello degli animali, le piante e ogni forma materiale che vediamo e che puo’ essere percepita.  Praticamente e’ ogni cosa che esiste.

Non e’ facile da comprendere perche’ è così sottile che va al di là di ogni percezione ordinaria. L’AKASHA può essere solo osservata quando diventa materiale, ovvero quando ha preso forma.

All’inizio della creazione c’e’ solo AKASHA, e alla fine di ogni Ciclo questi solidi, liquidi e gas si riuniscono insieme tornando nuovamente alla forma originaria. Questo vale anche procedendo con tutte le creazione future e mutazioni, ovvero i Cicli, i quali provengono sempre dalla stessa sorgente.

Ma da che forza tutto questo processo viene creato e mantenuto?

Dalla forza del PRANA.

Proprio come il materiale infinito e onnipresente dell’universo e’ l‘AKASHA, cosi il PRANA e’ l’infinita e onnipresente manifestazione dell’energia.

All’inizio e alla fine di ogni Ciclo, ogni cosa ritorna ad essere AKASHA e tutte le forze che sono nell’universo si risolvono in PRANA.

Tutto cio’ che chiamiamo forza e’ quindi il PRANA che si manifesta come qualsiasi energia.

Il PRANA si manifesta anche attraverso le azioni del corpo, grazie alle correnti nervose e come forma pensiero.

Dal pensiero, fino alla piu’ bassa forza, tutto e’ una manifestazione del PRANA.

La somma totale di tutte le forze dell’universo sia mentali che fisiche, quando tornano indietro al loro stato originale, tornano al PRANA.

 

“”Quando non c’era né alcunché né nulla, quando il buio copriva il buio, che cosa esisteva allora? Esisteva l’AKASHA senza movimento “.

 

Il movimento fisico del PRANA era fermo ma tutto esisteva gia’ nell’AKASHA.

Al termine di un Ciclo le energie utilizzate nell’universo si acquietano e ridiventano potenziali.

Questo fino all’inizio di un nuovo Ciclo, quando a quel punto il PRANA colpisce di nuovo l’AKASHA e quest’ultima si evolve in varie forme e muta nuovamente.

La conoscenza e il controllo di questa energia e’ quello che si intende realmente per PRANAYAMA. Questa capacita’ apre l’accesso verso un’ energia illimitata.

Supponete per un istante che l’uomo abbia compreso perfettamente cosa sia il PRANA e che sia in grado di controllarlo. Quale potere sulla terra non sarebbe sotto il suo controllo?

Colui che ha controllato il PRANA ha controllato la propria mente e come controllare il PRANA e’ l’idea del PRANAYAMA.

Tutta la pratica e gli esercizi sono rivolti a questo scopo. Ogni uomo dovrebbe cominciare da dove e’, dovrebbe intanto imparare a controllare le cose che sono attorno a lui.

Il corpo e’ molto vicino, piu’ vicino a noi di ogni altra cosa in questo universo, e la mente lo e’ altrettanto. Quindi questo PRANA che lavora con noi e’ quello piu’ vicino in assoluto dal resto dell’energia universale.

“Questa piccola onda di PRANA che rappresenta la nostra energia mentale e fisica e’ la piu’ vicina di tutte le onde di energia dell’infinito oceano di PRANA dell’universo.”

Se riusciamo nel controllare questa piccola onda che ci riguarda direttamente, solo a questo punto allora possiamo sperare di controllare piu’ quantita’ di PRANA. Lo Yogi che e’ riusciuto in questo, ottiene la perfezione e non e’ piu’ sotto il controllo di nessuna forza esterna.

Quindi il PRANA e’ la forza vitale che e’ in ogni essere.

“I pensieri sono la piu’ raffinata ed elevata forma dell’azione del PRANA in noi.”

Ma i pensieri, come vediamo, non sono tutto. C’e’ anche quello che chiamiamo istinto o pensieri subconsci, ovvero il piano piu’ basso di azione. Ad esempio se una zanzara ci punge, la nostra mano va automaticamente e istintivamente. Questa e’ una espressione del pensiero.

Tutte le azioni riflesse del corpo appartengono ad un piano di pensieri.

Abbiamo tuttavia un altro piano di pensieri che e’ quello cosciente. Io ragiono, giudico, penso, vedo i pro e contro di certe cose e ancora una volta sappiamo che non e’ tutto.

Noi sappiamo che la ragione e’ limitata.

La ragione puo’ arrivare solo ad una certa estensione, oltre la quale non puo’ piu’ andare.

Ma la mente puo’ esistere anche ad un piano piu’ elevato, ovvero nella supercoscienza.

Quando la mente ha raggiunto questo livello ha raggiunto il SAMADHI, la perfetta concentrazione, a questo punto va oltre i limiti della ragione, e arriva faccia a faccia con una conoscenza che la ragione o l’istinto non potrebbero mai.

Fisicamente l’universo e’ uno. Non c’e’ differenza tra noi e il sole. Nessun corpo e’ costante, non c’e’ nessuna cosa come il mio corpo o il tuo corpo, se non a parole.

Dall’enorme massa di materia definita AKASHA, una cosa viene chiamata luna, un’altra sole, terra, pianta, minerale, ecc.

Niente e’ costante ma tutto e’ in continuo cambiamento, la materia e’ eternamente in costruzione e distruzione.

La stessa cosa avviene con la mente ma in maniera piu’ sottile. Se ci fosse possibile arrivare a quella vibrazione sottile, potremmo osservare e sentire l’intero universo composto da sottili vibrazioni.

Cosi, anche nell’universo dei pensieri troviamo unita’, e infine, quando arriviamo a noi stessi, sappiamo che quella forma di “io” diventa “l’Uno – l’Unico.”

Dietro la vibrazione della materia nel suo aspetto sia grossolano che sottile e dietro l’azione, c’e’ solo “l’Uno – l’Unico.

Anche nel movimento manifestato troviamo unita’. Questi fatti non possono essere negati. I fisici moderni hanno dimostrato che la somma totale delle energie nell’universo e’ omogenea e anche che, l’energia esiste in due forme. Diventa potenziale, ovvero attenuata e calma, e poi di nuovo esce manifestando tutte le varie forze, e di nuovo ritorna allo stato di quiete per poi ri-manifestarsi.

Cosi va avanti involvendo ed evolvendo per l’eternita’.

Il controllo di questo PRANA, come abbiamo gia’ affermato prima, e’ quello che viene chiamato PRANAYAMA.

La manifestazione piu’ ovvia del PRANA nel corpo umano e’ il movimento dei polmoni. Se si fermasse, tutte le altre manifestazioni o forze nel corpo cesserebbero immediatamente. Ma ci sono Yogi che hanno allenato se stessi in maniera tale da permettere al loro corpo di sopravvivere anche se questo movimento e’ fermo.

Ci sono Yogi che anche se sotterrati possono vivere ugualmente senza respirare.

Il PRANAYAMA significa controllare questo movimento dei polmoni, e questo movimento e’ associato al respiro.

Non e’ quel respiro che produce il movimento, ma al contrario e’ quel movimento che produce il respiro. Questo moto attira l’aria con un’azione di “pompaggio”.

– Il PRANA muove i polmoni e questo movimento immette aria nei polmoni. –

Cosi il PRANAYAMA non e’ esattamente respirare, ma controllare quella forza muscolare che muove i polmoni.

E’ quella forza muscolare che esce attraverso i nervi fino ai muscoli, e da questi ai polmoni. Quello che muove il tutto in questa maniera e’ il PRANA, e la pratica che ci prepara a controllarla e’ il PRANAYAMA.

Quando il PRANA diventa controllato, osserveremo man mano che anche altre azioni nel corpo lentamente diventano sotto controllo. Ci sono Yogi che sono arrivati al controllo di ogni muscolo perfino del battito del cuore. Anche se al momento tante facolta’ sembrano impossibili, e’ perche’ i movimenti sono diventati automatici e sembrano persi. Sappiamo che i movimenti che sono diventati latenti possono essere riportati indietro e manifestati nuovamente con l’esercizio e la pratica, e molto probabilmente riportare ogni parte del corpo sotto il perfetto controllo.

Gli Yogi fanno questo attraverso le tecniche del PRANAYAMA.

Un errore sta nella traduzione di PRANA con respiro.

Ogni parte del corpo puo’ essere riempita di questa forza vitale e quando si e’ in grado di fare cio’ si controlla tutto il corpo. La debolezza sentita puo’ essere perfettamente controllata. A volte il livello di PRANA nel corpo puo’ scendere e diventare carente, se l’equilibrio e’ disturbato possono sorgere in questo caso le malattie.

PRANAYAMA significa anche imparare e distinguere quando e dove questi livelli possono essere di piu’ o di meno. La sensazione diventera’ la piu’ sottile che la mente possa sentire.

L’intero scopo del RAJA-YOGA e’ appunto quello di insegnare a controllare e dirigere il PRANA.

Quando un uomo ha concentrato le sue energie ha dominato il PRANA che e’ nel suo corpo.

Anche durante la meditazione egli concentra il PRANA.

L’ideale dello Yogi e dell’intera scienza dello Yoga e’ diretta ad insegnare all’uomo il suo fine, intensificando la potenza dell’assimilazione, tendando di accorciare il tempo per raggiungere lo scopo della perfezione, invece di avanzare lentamente da un punto all’altro e aspettare fino a che la razza umana diventi perfetta.

Tutti i piu’ grandi Yogi, santi, profeti e veggenti del mondo cosa fecero? Nel lasso di una vita vissero l’intera esistenza dell’umanita’, attraversato tutta la lunghezza del tempo che serve all’ordinaria umanita’ per arrivare alla perfezione. In una vita hanno perfezionato se stessi, non hanno mai pensato ad altro, mai vissuto un momento con un altro pensiero, e cosi la loro via si e’ accorciata.

Questo e’ cosa si intende per concentrazione; intensificare la potenza dell’assimilazione, e percio’ accorciare i tempi.

RAJA-YOGA e’ la scienza che ci insegna ad ottenere la concentrazione.

Se la nostra portata di visione e’ bassa e le vibrazioni che abbiamo sono basse non possiamo vedere.

Il PRANA e’ l’energia di cui siamo composti, siamo tutti parte di questo oceano di energia e differiamo solo nella quantita’ e gamma di vibrazioni.

Quando raggiungiamo un elevato livello vibrazionale nello YOGA, questo stato e’ definito SAMADHI.

Tutti questi stati di elevata vibrazione mentale, supercoscienza sono raggruppati nella parola SAMADHI e gli stati piu’ bassi ci danno invece la visione di essere diversi esseri viventi. Il piu’ alto livello del SAMADHI e’ quando vediamo la verita’ delle cose, quando vediamo il materiale di cui l’insieme di questi livelli di esistenza sono costituiti.

Il PRANAYAMA non e’ quindi come molti pensano qualcosa che riguarda direttamente e solamente l’assimilazione dell’aria, ma bensi’ il controllo muscolare del movimento stesso del respiro per controllare ed integrare il PRANA.

Ora l’inspirazione (Rechaka), l’espirazione (Puraka) e il trattenimento (Kumbaka) e’ quello che e’ conosciuto come PRANAYAMA.

Patanjali, considerato il padre della filosofica Yogica, non fornisce in realta’ molte informazioni al riguardo, ma piu’ tardi furono gli  Yogi che perfezionarono tante tecniche utili e ne fecero una grande scienza.

Patanjali menziona l’importanza di questa pratica, sebbene non la spieghi nei particolari ma solo superficialmente, ne esalta comunque l’importanza per calmare la mente e purificare i NADIS.

Tratto dai miei studi sui libri di Swami Vivekananda.

 

Il PROSSIMO ARTICOLO intitolato “Gli effetti della Pratica dopo 7 settimane di Yoga Terapeutico” uscira’ il 30 di Gennaio.

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