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ASHRAM (आश्रम): Significato, Storia e Origine

Nella antica INDIA la vita di un uomo, almeno secondo la tradizione Vedica descritta anche da Vyasa nella Mahabharata, era intesa e suddivisa in 4 fasi distinte ed erano chiamate ASHRAMA. (da qui il termine ASHRAM आश्रम ) Letteralmente tradotto dal Sanskrito la parola ASHRAMA significa “un arresto”, “un luogo di riposo” e la radice del termine SRAMA viene tradotta con “esercitare se stessi”.

Il Dharma Ashrama (ovvero il cammino delle fasi della vita) prevede infatti il ritiro in questi ASHRAM e luoghi di meditazione e riposo, dedicati unicamente alle persone che decidono di affrontare parte o anche tutta la loro vita impegnandosi nell’ottenere la liberazione dal ciclo delle nascite.

BRAHMACHARYA : Il primo ASHRAMA.

Iniziava in genere dai primi anni di vita fino al venticinquesimo circa.

Il bambino veniva iniziato attraverso una cerimonia chiamata UPANAYANA che rappresentava la sua seconda nascita. Tecnicamente era colui che seguiva gli studi dei testi vedici. (Dharmashastra)

Durante questo periodo non potevano far visita alle loro famiglie ma con una cerimonia iniziale, l’insegnante assumeva il ruolo di genitore e si caricava di tutte le responsabilita’.

Questo periodo poteva durate dai 9 ai 36 anni dipendeva dal tempo necessario per perfezionare gli studi. L’insegnamento comprendeva austerita’ e disciplina, ma in cambio si ricevevano delle conoscenze segrete.

Allo studente non era permesso prepararsi il proprio cibo, ma doveva ottenerlo mendicando.

Non poteva mangiare carne, miele, spezie, alimenti acidi e usare profumi. Dovevano altrettanto evitare l’avidita’ e la rabbia, il mentire e i desideri materiali, avrebbero dovuto praticare l’umilta’, parlare con moderazione, evitare di causare dolore ad ogni forma vivente, non essere dipendente da vizi e dovevano sempre dormire da solo e mai sprecare la sua virilita’ che sarebbe stato come rompere il proprio voto.

La condizione di celibato era fondamentale per la vita di un asceta, perche’ era considerata la cosa piu’ difficile da mantenere ed il suo successo indicava la completa padronanza e autocontrollo.

Trascendere l’energia sessuale era considerato essenziale per sviluppare le facolta’ mentali come la memoria, la comprensione a livelli piu’ elevati, nonche’ la moderazione della mente e dei desideri fisici.

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Al termine dei lunghi anni di studio l’insegnante autorizzava i praticanti a ritornare presso le loro famiglie dopo una cerimonia in cui l’asceta presentare al maestro un dono a lui gradito, poteva essere qualsiasi cosa.

Il BRAHMACHARYA offriva alle persone la capacita’ di studiare e di acquisire un certo grado di abilita’ e competenze in qualche campo che sia stato in armonia con la loro propria predisposizione interiore.

GHIHASTRA : Il secondo ASHRAMA.

Iniziava in genere dai 26 anni fin verso i 50. L’asceta fa finalmente ritorno presso la propria casa senza aver infranto nessuna delle regole e con un bagno rituale si segna l’inizio della sua vita come SNATAKA.

In questa nuova fase si e’ pronti ad assumere tutte le responsabilita’ come padrone di casa e capo famiglia.

Prima di sposarsi si poteva mantenere questo stato di Brahamana Snataka per diverso tempo, in cui l’asceta godeva di un’ ottima reputazione per via delle conoscenze e della purezza che aveva ottenuto ed era lui permesso il libero passaggio in ogni territorio e luogo, anche appartenenti a sovrani diversi che talvolta erano ostili tra di loro.

Era con il matrimonio che si entrava in GHIHASTRA, quando le energie iniziavano ad essere trasformate ed impiegate per lo svolgimento dei nuovi compiti.

I compiti di un capo famiglia erano prescritti e suddivisi in quotidiani, mensili e annuali e dovevano essere svolti con la massima sincerita’.

Quelli quotidiani si suddividono in Brahmayajna, Devayajna, Pitruyajna, Bhutayajna e Manushyayajna.

Il Brahmayajna consisteva nel continuare gli studi e la contemplazione dei Veda. Era dedicato a Brahaman, il creatore, ed era conosciuto come Ahuta.

Il Devayajna o Huta erano le offerte fatte alle Divinita’.

Con il Pitruyajna venivano venerati gli antenati e i defunti attraverso offerte di cibo e acqua (Tarpana). Conosciuto come Prasita.

Bhutayajna era invece conosciuto come Prahuta ed era l’offerta composta di cibo nei confronti di animali e insetti.

In ultimo c’era Manushyayajna che consisteva nell’offrire cibo ed ospitalita’ ai poveri, vagabondi e tutti coloro che ne necessitavano ed era chiamata Brahmyahuta.

Tra i vari compiti dovevavo in oltre accendere un fuoco devozionale il mattino e la sera, vivere onestamente e virtuosamente, stare lontano dalle occupazioni proibite, frenare i sensi e mantenere un distacco dagli attaccamenti materiali, indossare un vestiario pulito, lavarsi due volte al giorno, evitare vizi dannosi’, l’odio, la mancanza di modestia, le minacce e il trattenersi dal consumare cibi non salutari.

Ovviamente oltre a tutto questo bisognava prendersi cura della propria moglie e figli e renderli felici, rimanere calmo e paziente, sviluppare un buon auto controllato e non far nulla che li rendesse dispiaciuti.

Viene attribuita molta responsabilita’ in questo ed e’ un po’ come camminare in un sentiero difficile dove pero’ non e’ conveniente prendere scorciatoie. Questo permette di trattare la vita, le persone a noi care e vicine e la societa’ in generale, come un dono sacro.

 

VANAPRASTHA : Il terzo ASHRAMA.

Era compreso in genere dai 50 ai 75 anni. Accadeva quando marito o/e moglie si potevano allontanare dalla famiglia per andare a vivere nella foresta o in luoghi piu’ in disparte e tranquilli, lontano dalla societa’. Per l’appunto gli ASHRAM.

Qui l’interesse dominante e’ la contemplazione della societa’ umana nel suo complesso.

Colui che intraprendeva questa scelta veniva chiamato Vaikhasana ed era il momento scelto per andare in pensione in un bosco, a contatto con la natura ed iniziare una nuova fase della vita fatta di distacco e ritiro graduale dalle distrazioni e attrazioni del mondo esterno.

Il marito poteva essere accompagnato dalla moglie se anch’essa con il desiderio di lasciarsi alle spalle tutti i beni accumulati per donarli alla famiglia e continuare a vivere insieme.

Questa fase di rinuncia poteva essere impegnativa e difficile da accettare perche’ richiedeva il distacco dai comfort in cui l’individuo era immerso per regolare se stesso a diverse abitudini.

Egli poteva vivere in un Ashram immerso nella foresta, in una grotta o in una dimora da lui creata, doveva lavarsi due volte al giorno, in caso avrebbe dovuto offrire elemosina e ospitalita’ secondo le sue possibilita’ e onorare coloro che venivano a fargli visita, essere paziente di fronte alle avversita’ e amichevole verso tutti e sempre mostrarsi compassionevole con tutte le creature.

Doveva mangiare una volta al giorno e nutrirsi di cibi che offriva la natura, mantenere gli esercizi fisici e mentali e man mano trasformarsi per iniziare la quarta ed ultima fase di Asceta e Sanyasi. (Il rinunciatario).

Un profondo esame di coscienza permetteva di valutare cio’ che era stato svolto fino a quel punto, osservare se i propri doveri erano stati mantenuti,  se c’era la pace con se stessi per le azioni commesse e valutare il desiderio di dedicarsi interamente ad attivita’ mentali e spirituali piu’ profonde.

Non era assolutamente una fuga e non doveva esserlo, ma un completamento per raggiungere una causa superiore.

I Vanaprastha erano considerati anche come guide superiori e grandi saggi perche’ avevo la totale possibilita’ di osservare e ragionare su tutti i problemi che avevano incontrato nella loro esperienza di vita.

Perfino i Re e Governanti talvolta visitavano questi luoghi lontani nella foresta per confrontarsi e chiedere pareri riguardanti problemi sociali che stavano affrontando.

Il fatto che queste persone si ritirassero ad una eta’ media di 50-60 anni permetteva anche maggiori possibilita’ ai giovani di inserirsi nel lavoro, facilitandogli la creazione di una propria famiglia.

La pensione in eta’ avanzata infatti puo’ negare la possibilita’ al giovane di iniziare nuove attivita’.

Con l’avanzare dell’eta’ la persona puo’ affrontare sensi di frustrazione dati da un calo naturale delle proprie performance. Questo disagio veniva compensato dall’interesse per il benessere psico-fisico umano.

 

SANYASA : Il quarto ed ultimo ASHRAMA.

Questa ultima fase era conosciuta anche come Bhaikshya ed era quando marito e moglie si separavano ed entrano in questo stato di rinuncia totale, liberi e indipendenti da ogni regola.

L’interesse dominante era la completa ricerca della coscienza universale, si consiglia di vivere e diventare un asceta mendicante rinunciando a tutto ed era difficile stabilire il confine tra Vanaprastha e Sanyasa perche’ la persona si trasformava gradualmente.

Vi era tuttavia una cerimonia che delimitava le due fasi e prevedeva l’abbandono del fuoco cerimoniale per farlo diventare l’incarnazione del fuoco stesso manifestato come energia spirituale. (tapas)

In questa fase il Sanyasa diventava vagabondo, nutrendosi solamente di BHIKSHA ovvero le elemosine ed offerte che i capi di famiglia donavano.

La loro totale concentrazione era nell’osservare lo stato di immortalita’ e le possibili vite future e la contemplazione della trasmigrazione della vita dopo la morte.

Si dedicavano molto alla meditazione profonda, cercando di riconoscere la natura sottile della coscienza suprema e la sua presenza in ogni essere, di comportarsi senza causare danni volontari e involontari, di superare la dualita’ della vita come il dolore e il piacere, l’amore e l’odio, la tristezza e la gioia per raggiungere la liberta’.

Queste due ultime fasi non erano comunque obbligatorie, una persona poteva scegliere di passare l’ultima parte della vita anche nella sua casa a contatto con i propri figli e svolgendo i propri compiti.

I 4 Ashrama avevano lo scopo di affrontare lo squilibrio delle qualita’ della natura, ovvero Satva, Rajas e Tamas responsabili per la delusione dell’anima.

Per ogni fase della vita infatti, ognuna di queste 3 qualita’ diventa piu’ o meno predominante sull’altra offrendoci l’opportunita’ di affrontarle singolarmente e in modo appropriato.

Nel Dharma Vedico era anche contemplato l’Ekashramanil, ovvero il concetto e l’opportunita’ di mantenere un solo Ashrama come base per il resto della vita, quello dominante e ritenuto di maggiore aspirazione da parte della persona.

La societa’ di quel tempo si prendeva cura dei Sanyasa offrendo loro cibo, vestiti e se necessario alloggio.

Alcuni potevano entrare in Sanyasi anche in eta’ piu’ giovane se pero’, in caso di una famiglia propria, avessero ottenuto il permesso da parte di tutti.

Gli ASHRAMA erano designati sistematicamente per la ricerca dell’evoluzione dell’uomo e della donna e nella societa’ antica venivano rispettati e incoraggiati in questo percorso spirituale.

Il Dharma Ashrama (il cammino delle fasi della vita)  era stato pensato ad ogni modo solo per le 3 Varnas superiori.  L’Asharam del Brahmacharya era l’unico realmente obbligatorio ma precluso solo ai 3 Varnas superiori: Brahmanas (insegnanti, bramini e intellettuali) ai Kshatriyas (guerrieri, polizia ed amministratori) ai Vaishyas ( agricoltori, mercanti e persone d’affari).  Mentre era escluso ai varnas inferiori ad esempio i Shudras ( artigiani e lavoratori) che erano totalmente esenti da questi modelli. Cosi l’Ashrama significava molto poco per una vasta parte della popolazione dell’antica India